🌱 “Capire il digitale per renderlo sostenibile”: intervista a Francesco Fullone

7 Gennaio 2026

Digital Sustainability: una serie di interviste e di riflessioni scritte dai maggiori esperti mondiali di sostenibilità digitale. L’obiettivo di questa rubrica è quello di sensibilizzare sul rapporto tra ambiente e sfera digital, condividere idee, opinioni e pillole informative; capire come un tema oggi sconosciuto in Italia, venga recepito all’estero.

Intervista informale a Francesco Fullone: tra storia personale, sostenibilità IT e futuro del digitale

Nel panorama tech europeo c’è sempre più bisogno di voci capaci di unire competenze tecniche, visione strategica e sensibilità sociale. Abbiamo intervistato Francesco Fullone, imprenditore – divulgatore e figura di riferimento nel mondo della sostenibilità digitale – per capire come sta cambiando il settore e quali sfide ci aspettano nei prossimi anni. Ne è nata una conversazione sincera, densa e a tratti provocatoria: perfetta per chi, in azienda, vuole orientarsi nella complessità del digitale contemporaneo.


Dal primo sito web all’MBA in sostenibilità: chi è Francesco Fullone

Nicola: Partiamo dal tuo background: chi sei e da dove arrivi?

Francesco: Ho cominciato a fare impresa quando avevo 19–20 anni, in piena bolla dot-com. Dopo un periodo da freelance, ho lavorato con gli editori italiani mettendo online molti dei loro siti. In seguito ho fondato una seconda azienda, rimasta attiva per oltre dieci anni.

In parallelo ho creato GrUSP, associazione che promuove buone pratiche nello sviluppo web. Nel tempo il progetto si è ampliato, diventando un polo di divulgazione: conferenze su PHP, JavaScript, DevOps, CSS, UX, ma anche iniziative sociali, borse di studio e percorsi gratuiti di public speaking per giovani speaker.
È in questo contesto che ho sviluppato una crescente attenzione per la sostenibilità a 360 gradi — governance, sociale e ambiente — fino a conseguire un MBA in business sustainability.

Da anni collaboro con la Green Software Foundation e oggi lavoro, tra le altre cose, allo Software Carbon Intensity Index per il web, contribuendo alla definizione di un futuro standard ISO.


Che cos’è davvero la sostenibilità digitale (e perché non è solo CO₂)

Nicola: Che cos’è per te la sostenibilità digitale e perché hai scelto di dedicarti a questo tema?

Francesco: «La mia bussola è il rapporto Brundtland: garantire alle prossime generazioni le stesse opportunità di oggi. Il problema? L’assenza di una visione a lungo termine», spiega.

Quando si parla di digitale, secondo Francesco, si tende a ridurre tutto a “quanta CO₂ emette un prompt”, ma la sostenibilità comprende molti più livelli: impatto sociale, etica, governance, cultura.

«Il software è come un coltello: può tagliare il pane o ferire. Non è né buono né cattivo. Dipende da come lo usi.»


Perché molte aziende si stanno muovendo per paura e non per convinzione

Nicola: Negli ultimi anni il tema sembrava in crescita. Poi un rallentamento. Perché?

Francesco: «Molte aziende non credono nell’impatto ambientale: credono nelle multe. Con i cambiamenti politici globali, soprattutto l’avvento di governi più populisti o negazionisti, si è allentata la pressione normativa. Risultato: chi faceva sostenibilità solo “per obbligo” ci ha ripensato.»

Dietro c’è anche un problema culturale: «Manca educazione civica, tecnica ed etica. E senza una visione collettiva a 20–50 anni, ogni governo guarda solo al proprio “giardino”.»


Tecnologie che ottimizzano tutto — tranne la vita delle persone

La conversazione vira poi sul rapporto tra esseri umani, algoritmi e automazioni.

Nicola: Non è che stiamo costruendo un mondo più adatto agli algoritmi che alle persone? Solo io ho questa impressione?

Francesco: «No, non sei tu. O almeno, non solo tu».

Il problema, dice Francesco, è che i sistemi automatizzati richiedono omogeneità. Ma gli esseri umani non lo sono.

«Abbiamo mollato la presa. Abbiamo delegato il pensiero a sistemi che richiedono input uniformi. E chi ha più risorse controllerà sempre più questo processo.»

Qui cita anche Gunter Anders e il suo pessimismo tecnologico, sottolineando come la perdita di pensiero critico — anche a causa del modo in cui la scuola oggi standardizza tutto — sia uno dei rischi principali.


AI: intelligente o semplicemente piena di dati?

Sul tema intelligenza artificiale, Francesco è netto:

  • l’AI ha moltissima informazione (dataset)
  • non è saggia
  • non comprende davvero ciò che dice
  • è un «pappagallo statistico» la cui qualità dipende dai dati di partenza

E aggiunge un timore condiviso da molti ricercatori: gran parte dei nuovi dati usati per addestrare modelli AI proviene… da AI stesse.

«Stiamo creando un human-centipede dell’informazione. E noi siamo l’ultimo anello della catena…»


Che futuro ci aspetta? Tra ottimismo (tecnico) e pessimismo (geopolitico)

Qual è la visione di Francesco sul medio-lungo periodo?

  • Sulle pratiche ambientali è ottimista: il GreenOps si sta imponendo anche per motivi economici («FinOps + carbon accounting = conviene»).
  • Sulla governance vede segnali misti, con normative sempre più stringenti ma anche tentativi di ridurre protezioni come GDPR.
  • Sull’impatto sociale è prudente: la sensibilità è ancora bassa nelle aziende.
  • Sui mercati tech è molto preoccupato: sempre più centralizzati e governati da pochi attori globali.

Secondo lui, l’Europa dovrebbe puntare alla sovranità digitale e investire in strategie a lungo termine.

Un esempio? Il gaming.
«È il settore di intrattenimento più ricco. Se investissimo in Linux e piattaforme come la Valve Machine, potremmo ridurre la dipendenza da ecosistemi chiusi e introdurre le nuove generazioni a un digitale più libero e aperto.»


Buoni propositi per questo nuovo anno

Quella con Francesco Fullone è stata più di un’intervista: una riflessione a tutto tondo su dove sta andando il digitale e su cosa dovremmo fare — come aziende e come cittadini — per orientarlo verso un futuro sostenibile.
Un invito a recuperare visione, responsabilità e soprattutto spirito critico.