Quanto spendono le aziende italiane in digitale?

Il rilancio economico del paese deve puntare soprattutto sul digitale. Non è solo il Piano Colao a dirlo, ma non ha dubbi nemmeno l’associazione Anitec-Assinform, voce tecnologica di Confindustria e riferimento italiano per le aziende del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict), che ha presentato il suo rapporto annuale sull’andamento degli investimenti nel comparto digitale in Italia. Secondo i dati riportati, il settore ha visto negli ultimi anni una crescita costante, anche se debole, e, nonostante il calo previsto per il 2020 a causa delle ripercussioni economiche del lockdown, tornerà in territorio positivo già dall’anno prossimo.

In particolare, nel 2019 il mercato digitale ha visto un incremento del 2,1%, arrivando a un valore complessivo di 71,9 miliardi di euro. Tra i settori in maggiore crescita ci sono soprattutto quello dei contenuti e della pubblicità digitali, con un incremento dell’8,4% e un valore di 12 miliardi, e quello dei software e delle soluzioni Ict, aumentato del 7,8%. In forte crescita è stato anche l’ambito digital enabler, che riunisce settori come internet delle cose, cybersecurity, big data, piattaforme di gestione web e mobile business, cresciuti complessivamente del 19,5%.

In questo caso, però, a farla da padroni sono in particolare la parte dei servizi cloud, aumentati del 23%, quella dell’internet delle cose, con una crescita del 18,3% e il comparto dell’intelligenza artificiale, un mercato che oggi in Italia vale 479 milioni di euro e che ha registrato in un solo anno un incremento del 59%. E questi dati mostrano che sono stati soprattutto il settore dell’impresa e quello della pubblica amministrazione, con una quota di mercato orami del 58,2%, a investire in modo particolare nelle tecnologie digitali.

Proprio per il fatto che la domanda principale è venuta dalle imprese e dalle amministrazioni, però, le previsioni per il 2020 segnano una battuta d’arresto. Secondo i dati dall’associazione, tutto il settore del digitale, che pure è stato tra quelli che hanno resistito meglio ai mesi di lockdown per la pandemia di Covid-19, potrebbe subire un calo del 3,1%, compensato poi nel 2021 con una crescita del 3,7%.

Per quanto riguarda il futuro, e anche in base all’esperienza dei mesi appena trascorsi, le aziende e le imprese, soprattutto quelle di medie e grandi dimensioni, vedono le maggiori opportunità di crescita negli investimenti per l’accelerazione della transizione al digitale e nella riorganizzazione dei processi e degli spazi produttivi, in particolare grazie a maggiori investimenti in cybersicurezza, nel 79% dei casi, a un maggiore uso di soluzioni di smartworking (71%) e infine alla migrazione al cloud della maggior parte delle operazioni (63%).

Per questo, il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay, chiede nuove politiche di investimento e suggerisce che parte dei fondi destinati ai piani di rilancio debbano servire anche “per dare impulso alla digitalizzazione della pa e della sanità, accelerare lo sviluppo delle infrastrutture a banda ultralarga fisse e mobili, sostenere le startup innovative e ammodernare l’istruzione, anche per colmare il gap di competenze digitali”.

Nel frattempo, il ministero dello Sviluppo economico annuncia che è in fase di pubblicazione il decreto che favorisce la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese, attraverso l’applicazione di tecnologie avanzate previste nell’ambito di Impresa 4.0 e di quelle relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera. La dotazione è di 100 milioni: sono agevolati progetti per un importo non inferiore a 50 mila euro e non superiore a 500 mila euro, che possono essere presentati sia da imprese singole che associate, fino a 10 soggetti aderenti.

Fonte: www.wired.it

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